Al prof. Donato Valli, IN MEMORIAM

     Quando mi è giunta la notizia della morte del prof. Donato Valli, varie immagini di lui mi sono comparse nella memoria; alcune dal vivo, altre apprese per vie diverse come foto, giornali, video. L’ho rivisto ragazzino sorridente con i compagni di classe della V elementare, giovanissimo batterista nella band “Sud- Ovest 1946”, o allegro presidente nel gruppo giovanile diocesano di Azione Cattolica a Leuca, o dal piglio serioso nella densa foto di famiglia, con i genitori Espedito e Celeste, i fratelli e le sorelle. L’ho rivisto in pompa magna di rettore, con sulle spalle il candido manto d’ermellino, durante le cronache TV per l’apertura dell’anno accademico, o insieme al Presidente della Repubblica, o davanti al Papa, o con la rozza tuta da pescatore quando armeggiava con ami ed esche nella sua barca al porto, o di autorevole docente nell’aula gremita di studenti, o di erudito conferenziere nelle vesti di presidente della locale Società di Storia Patria, che aveva contribuito a fondare. Lo ricordo ancor meglio, e direttamente, come capogruppo DC al consiglio comunale di Tricase al quale fu eletto varie volte, o appassionato relatore nei congressi del partito, o in altri ambiti sociali, dove portava il suo contributo di esponente della cultura cattolica della quale era un convinto e convincente assertore.

     Tuttavia l’immagine di lui che prevale su tutte le altre, quella alla quale la mia memoria rimanda prepotentemente, è vederlo la mattina seduto su una delle panchine di piazza Pisanelli, in compagnia della signora Enza, mentre s’intrattiene col mio nipotino Sebastiano che gli prende di mano il bastone e giocherella con lui. Il volto si apre spontaneo al sorriso, lo sguardo diventa tenero e il prolungato silenzio è rotto dalla pronuncia di piccole frasi affettuose, capaci, come si usa per bambini di pochi anni, di stabilire dialoghi minimi eppure ricchi di sentimento. Accadeva ugualmente nella bottega di maestro Rocco Longo, in via Roma, dove spesso si recava in compagnia dell’inseparabile amico Italo Santoro e dove  io capitavo talvolta col mio nipotino.

     Perché, mi sono chiesto, questa è l’immagine di Donato Valli che ricorre più facilmente nel mio ricordo? Vederlo sorridere felice, sentirlo interloquire con un bambino in un linguaggio infantile, perché prevale su altre immagini legate a ruoli certo più prestigiosi? La risposta è nella umanità di Donato Valli. Se nella malattia il suo stare bene con i bambini, il suo “essere bambino” ha resistito così a lungo nella più intima profondità del suo animo, vuol dire che egli “ha vissuto da bambino”, non tanto nel senso pascoliano, quanto in quello evangelico richiamato da s. Matteo ( 18, 3-4): «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli». E se la qualità, osiamo dire la virtù, connaturata al bambino è l’innocenza, si può affermare che Donato Valli l’ha vissuta in pienezza durante la sua vita così ricca di soddisfazioni, ma non priva di sofferenze a volte drammatiche. Se un dispiacere gli ha pesato in modo indicibile, segnandolo per sempre come «un tuffo negli abissi», fu l’accusa subita da rettore, di non aver gestito in modo corretto alcuni lavori all’università di Lecce. Visse quella dolorosa stagione da uomo e da cristiano (v. introduzione a “La mia Università di tutti”, Congedo 1995), uscendone completamente immacolato e pienamente riconosciuto nella sua innocenza.

     A proposito del destino ultimo degli uomini così canta il salmista (Ps 24, 3-4): alla domanda «Quis ascendet in montem Domini?/ Aut quis stabit in loco sancto eius? (Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo?)»  risponde: «Innocentibus manibus et mundo corde, qui non levavit ad vana animam suam/ nec iuravit in dolum (Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronuncia menzogna, chi non giura a danno del suo prossimo) ».  Dovendo scegliere poche parole per tratteggiare il prof. Donato Valli nel suo aspetto più intimo, per come io l’ho percepito e per l’esperienza che ne ho avuta, lo vedo, nel senso evangelico del termine, un “puro di cuore”. «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» è la sesta beatitudine nel vangelo di s. Matteo (5,8). Il puro di cuore è una persona sincera, non è ipocrita; il suo agire è determinato da rette intenzioni, senza secondi fini, dai pensieri trasparenti; è una persona in grado di mantenere la propria innocenza che non è ingenuità, come potrebbe apparire a chi vede le cose da una prospettiva limitata, solo mondana. Il puro di cuore sa bene come vanno le cose di questo mondo, ma non si adatta, si sforza di non tradire i propri principi, anche se la maggior parte delle altre persone si comporta all’opposto.

     Vi sono tanti episodi, nella vita pubblica del prof. Donato Valli, dai quali ho tratto il convincimento che egli restava fedele a se stesso, al proprio credo, anche a costo di sofferenze tanto più laceranti, quanto più profondamente custodite nella sua anima delicata, spesso nascosta da una ruvidezza solo di difesa. Grazie, prof. Donato Valli e arrivederci.

Ercole Morciano