D come danza

<- Alfabeto della non violenza

D … come danza

Gli ebrei dopo aver attraversato il Mar Rosso, le cui onde avevano seppellito l’esercito del Faraone,toccarono finalmente le sponde della libertà.

Ancora increduli per quanto era accaduto sotto i loro occhi, stavano contemplando i rottami del nemico sospinti alla deriva, quando tu, con un colpo d’ala tutto femminile, preso tra le mani un timpano, ti mettesti a capo di un corteo di donne. Le quali, agitando anch’esse sistri e tamburelli, intrecciarono sulla sabbia un turbine di danze (….)

In questa tua estemporanea trovata, quasi un  <<raptus di gioia>>, traspare molto più che non la semplice gratitudine verso Dio, liberatore del suo popolo.

Si coglie,  nel ritmo della danza inventata da te,  non solo il bisogno di alzare al cielo le braccia per  troppo tempo rimaste immobili nella vergogna delle catene, ma anche la voglia di mostrare al mondo mani non contaminate dalla laidezza della ferocia. 

Si condensa, nelle volute dei vostri corpi di donna, roridi di profumi e di sudore, non solo lo spasimo della bellezza che non ha avuto da spartire nulla con la brutalità, ma anche lo stupore di un popolo che, per sottrarsi al nemico, non ha neppure sguainato la spada, non ha scoccato una freccia, non ha sospinto un giavellotto, non ha roteato una fionda.

E i piedi nudi delle danzatrici stampano, sulle sabbie del deserto,  il bollettino della prima strepitosa vittoria felicemente raggiunta senza apparati di guerra e senza roteare di armi. 

Grazie , dolcissima Myriam,  per questo genio della difesa popolare nonviolenta, che ha trovato in te il lampo della festa, il brivido della poesia, e la tenerezza delle lacrime di felicità.

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