In pellegrinaggio a Molfetta

Non è la prima volta che ci rechiamo nella tua terra di adozione, ma tutte le volte, guardandoci negli occhi, scopriamo che tutti abbiamo lo stesso pensiero: avremmo preferito che fossi stato tu a ritornare da noi…come quando la bellezza ti arrideva, la braccia erano forti e vigorose e la tua bocca cantava le meraviglie del Signore.

Ma le sue vie non sono le nostre e tu, uomo di Dio, hai intrapreso quella additata da lui senza opporre resistenza.

Lo hai lodato “sine modo” anche quando il tuo respiro era affannoso e corto, il tuo sguardo velato dall’umana tristezza e la sofferenza aveva trasformato i lineamenti del tuo viso.   

Siamo venuti sabato 25 novembre u.s., con un folto ed eterogeneo gruppo, a recarti la nostra indicibile tristezza per la tua assenza che dura, ormai, da ben 25 anni.

Siamo venuti di buon mattino con la bisaccia del pellegrino sulle spalle.

Ci abbiamo messo un grosso pugno della rossa terra dei Cianci e delle Matine, una fragrante pagnotta appena sfornata dall’antico forno…quello “da Via de Menzu” vicino casa tua.

Il calcinaccio del sepolcro, per la verità, abbiamo faticato un poco a trovarlo, perché ora il cemento la fa da padrone ovunque. Alla fine lo abbiamo trovato nel punto in cui il masso sepolcrale era stato rotolato, anche per te, dopo i fatidici tre giorni. La scheggia della croce era sul Golgota delle “Pezze Ranni”e l’abbiamo raccolta in fretta, con ancora impresso l’odore della resina di pino.

Ci abbiamo aggiunto, anche, un’oncia d’olio e un orciolo di vino…perché non regni mai il buio e l’animo venga rinvigorito. 

Doni simbolici che non abbiamo esitato a deporre ai piedi di quell’altare dove tu contasti il tuo “Magnificat”.

Tu, “diversamente presente”, hai posato lo sguardo su ciascuno di noi ricordandone il volto ed il nome.

Ti abbiamo sentito vicino sempre: le pietre a Molfetta parlano di te. Abbiamo sentito le tue parole nella C.A.S.A. dove qualcuno ci ha narrato della sua vita travagliata e della luce intravista in fondo al tunnel grazie a te.

Ti abbiamo rivisto intento a contemplare l’icona della Madonna dei Martiri. Dal tuo sguardo si intuiva la tua preghiera: la supplicavi perchè le diverse forme di martirio possano risparmiare l’umanità. Proprio lì in quella Basilica Minore è sgorgata dalla tua mente fertile l’immagine della “Basilica Maggiore” riferita ad ogni persona del mondo, pur nella propria diversità.

Le pareti dell’episcopio erano intrise del tuo sentore di pulito. Tu, avvezzo ai bucati della tua mamma Maria, hai saputo lodare il Signore anche attraverso la cura dell’abbigliamento: i segni esteriori erano per te espressione dell’armonia interiore.

In Basilica, poi, ti abbiamo ritrovato prono sul gradini dell’altare a baciare il suolo come quando, con addosso per la prima volta i paramenti episcopali, facesti il tuo ingresso in Molfetta e ti impegnasti solennemente a servire il popolo attendato in quella parte di chiesa.

Abbiamo dovuto faticare non poco a staccare lo sguardo da quei gradini…, ma ci siamo riusciti perché le tue parole, per bocca del vescovo di Ugento Santa Maria di Leuca mons. Vito Angiuli, raggiungevano ciascuno dei presenti. Egli, dopo una serie di spunti di riflessione, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rendere attuali i tuoi insegnamenti.

E’ giunto il momento, ha affermato il vescovo, di coniugare le parole e le immagini, relative alla persona del compianto vescovo Don Tonino Bello, con i fatti concreti. Saranno gli stessi a radicarsi nel presente storico proiettandosi nel futuro e divenendo perciò storia.

Dallo stupore iniziale per la tua prematura scomparsa siamo passati gradualmente a gustare i tuoi scritti…ora però ci attende un compito speciale: raccogliere la tua eredità morale lavorando alacremente affinché i semi, da te abbondantemente sparsi sui diversi terreni, diano abbondante frutto.       

Concettina Chiarello 

Omelia

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