P come potere

<- Alfabeto della non violenza

P …. Come potere

… dunque, il potere logora chi ce l’ha.

Logora, perché non è fatto per sfidare il tempo. L’arte sfida il tempo: la poesia,  la musica, la cetra, appunto. Ma il potere no:  i regime, i governi, la lancia insomma, sono effimeri. Si usurano presto. Non sono generi a lunga conservazione. Nascono con l’ipoteca incorporata della fine. Coprono solo un segmento di tempo: quanto basta per offrire un servizio. Ma terminato l’offertorio si sfibrano e sfibrano anche i titolari che si ostinano  a mantenerli in vita con l’ossigeno.

 Un potere , insomma , che si candida a sogni di eternità, sfocia inesorabilmente nella follia. In fondo, il tuo errore non è stato quello di aver esercitato un potere, ma quello di non averne accettato la provvisorietà. Appena avvertita l’irruzione sul firmamento politico di un nuovo astro che ti surclassava per genio e per freschezza, avresti dovuto abbandonare subiti la corte e raggiungere il cortile: quello di casa tua.

Alle prime note dell’arpa, cogliendo i segni dei tempi, avresti dovuto capire l’antifona del tuo ultimo salmo di gloria, e guadagnare in silenzio la pace della tua campagna. Il mestiere non ti mancava, e di fame non saresti morto. Invece, no! Eri persuaso che dopo di te, non poteva esserci che il diluvio. Sicché, con la lancia perennemente in pugno,  sei rimasto a proteggere i fantasmi del tuo antico prestigio. E hai fatto quella fine infelice.

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