U come utopia

<- Alfabeto della non violenza

u… come  utopia

-> Il terzo segnale è per ogni singolo uomo.

Il marocchino che  se ne va ramingo per le strade con la scatola di cartone sotto il braccio è l’identikit più fedele di ciascuno di noi quando abbiamo il coraggio di toglierci la maschera.

E’ l’allegoria del nostro precariato. E’ emblema della nostra interna mancanza di patria. E’ la parabola vivente del nostro sentirci senza ripari, investiti dai venti dell’angoscia e intirizziti dal gelo della solitudine. E’ la personificazione del buio oltre la siepe. E’ il simbolo del nostro essere stranieri gli uni agli altri, e forse anche a noi stessi.

Chi   sa,  invece, che  il Signore  non   ci invii questi  infaticabili viandanti  quali  precursori   di   un   mondo << diverso >> , riscattato finalmente dalla tristezza delle frontiere?

Mi viene un sospetto. E se fossero venditori di frutti, forse ancora un po’ acerbi ma prossimi a maturazione, colti nei giardini della solidarietà e sugli alberi dell’ utopia? E se addirittura fossero sentinelle, che hanno già avvistato estuari di libertà per questo nostro zingaro cuore?

Non vi so rispondere. Vi abbraccio comunque. Con l’augurio che sappiate discernere i segni dei tempi.

………………………………………………………………………………………………………………………

-> Uno scrittore libanese di cui non ricordo il nome dice :

“  Non aver paura di sognare. C’è troppa gente pratica , che mangia il pane intriso con il sudore della fronte dei sognatori”.

Se non ci fossero i sognatori! Il problema non è che ce ne sono troppi, ma troppo pochi. Non c’è bisogno di gente che cammina tra le nuvole, ma di gente che coltiva l’utopia, culla l’utopia, che fa i sogni diurni, quelli che si realizzano. ( )

Siamo diventati troppo praticoni, troppo realisti, troppo abituati a camminare con i piedi per terra!

Devo dirvi queste cose perché io le sento, perché sento che il sogno precede sempre l’aurora

Scarica il documento