sabato, 4 Dicembre 2021
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Comunicato Stampa

I fatti di Roma di questi giorni ci fanno vedere che  quella che doveva essere una pacifica manifestazione di dissenso è diventata inaspettatamente un atto di palese e dichiarata violenza da parte di alcuni facinorosi che hanno preso in ostaggio la massa dei manifestanti arrecando danni a cose e persone. Sono stati devastati luoghi e presidi in cui si realizza la partecipazione alla vita sociale, come sono i sindacati, e hanno cercato di minacciare e di raggiungere le stesse sedi istituzionali del Paese con l’intento di generare disordine e confusione allo scopo di una strumentalizzazione politica.

Tutto ciò ha creato sorpresa e preoccupazione nell’opinione pubblica, e quasi unanime è stato il biasimo nei confronti delle frange impazzite dei manifestanti da parte delle forze politiche, delle organizzazioni sociali, culturali e della stampa. Dalla gran parte del Paese si esprime condanna per questa azione di sedizione che lede i principi costituzionali e mina le basi della civiltà democratica costruita e mantenuta con tanto impegno e sacrificio dal Popolo italiano, dopo le disastrose vicende del primo novecento. Si son voluti introdurre in un percorso di partecipazione democratica elementi di tensione al fine di destabilizzare il Paese. Ma l’intento non è riuscito perché le istituzioni hanno prontamente reagito e impedito il diffondersi di rigurgiti fascisti e disegni antidemocratici che fanno intravedere negli atteggiamenti violenti di alcuni facinorosi vissuti del passato più oscuro della vita della Nazione.

La FONDAZIONE DON TONINO BELLO si unisce con solidale partecipazione mettendosi a fianco di quanti hanno subito violenza, in particolare in questo momento con la CGIL assalita proditoriamente da una masnada completamente priva di ogni criterio di razionalità e di umanità, anzi ostentando una crudele determinazione al sopruso e all’insulto.

La Fondazione lo fa richiamandosi al   messaggio di colui di cui intende mantenere viva la memoria e ispirarsi alla sua profezia di pace e di giustizia,  don Tonino, nostro padre spirituale, maestro della NONVIOLENZA. Egli ci diceva, nei giorni della sua testimonianza evangelica, sull’esempio del Crocifisso che si lascia uccidere perdonando i suoi carnefici, che La nonviolenza è ricerca di superamento di tutte le violenze: non solo quella diretta, fisica, bellica, ma – ancora di più – le violenze meno visibili, meno ripugnanti, perciò più sopportate e persino giustificate, che sono le violenze strutturali e le violenze culturali. Egli ci dice : : «Ed ecco l’alternativa della difesa nonviolenta. Che non è un tenero sentimento per novizie. Ma che oggi è diventata una scienza articolata e complessa che si avvale di grandi maestri e di una ormai incontenibile produzione bibliografica. (…) Che ha già una storia di successi alle spalle»

Riteniamo, però, che i fenomeni sociali di conflitto vanno affrontati con perspicace discernimento, superando la logica della lotta armata non solo di armi convenzionali, affermando pacificamente i principi e i valori della convivenza umana. Scendere in piazza quindi per affermare i principi della libertà e della solidarietà con chi è offeso, non per innescare processi conflittuali che portano inevitabilmente alla lotta e alla sopraffazione del nemico. Certamente con S. Paolo VI  dobbiamo dire anche che di fronte alla tirannia politica ed economica bisogna intervenire anche con la forza della difesa e dell’intervento umanitario come ultimamente è avvenuto nei Balcani.

Ma don Tonino ci ricorda ancora: “Più che dissipare l’ombra di Caino, dobbiamo accoglierla. Perché ci talloni in termini critici. Perché censuri le violenze quotidiane di cui siamo protagonisti. La sua non è un’ombra dalla quale ci dobbiamo liberare. Si dice: “non voglio neanche vedere l’ombra di te” quando uno ci sta sullo stomaco: dissipare l’ombra di Caino potrebbe significare “sotterrarla”, proprio come lui ha fatto con Abele. Invece noi l’ombra di Caino non dobbiamo scrollarcela di dosso, ma dobbiamo accoglierla. Dio gli mette un segno, gli fa un tatuaggio particolare”.

L’amato Pastore ci dice che alla violenza non si risponde con la violenza: «È difficile questa idea della difesa nonviolenta, della soluzione pacifica dei conflitti. Noi qui [a Sarajevo, dicembre 1992] siamo venuti a portare un germe: un giorno fiorirà […]. Ormai, lo sapete, la difesa popolare nonviolenta, la nonviolenza attiva è diventata un trattato scientifico. Gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati! Dovremmo promuovere anche un’azione intellettuale di questo genere, che le nazioni, l’ONU si attrezzino di eserciti di obiettori di coscienza, di nonviolenti che promuovano un’educazione alla pace, la spiritualità della pace, le tecniche della strategia nonviolenta».

Bisogna entrare nelle dinamiche in cui prende corpo la violenza e vedremo che molto spesso, essa non diventa acritica e anarchica, come sembra esserlo nell’apologia che della violenza hanno fatto alcuni negli eventi di Roma, ma affonda le sue radici nel disagio sociale di buona parte della popolazione, nell’ineguaglianza, nell’ingiustizia. Ecco bisogna cercare di colmare queste deficienze, che sono alimento perché la miccia della violenza possa esplodere in un incendio che poi è difficile domare.

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