venerdì, 28 Gennaio 2022
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Don Salvatore Leopizzi sul messaggio di Papa Francesco per il primo gennaio 2022

“Dialogo tra le generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”.

È questo il tema del messaggio di Papa Francesco per il primo gennaio 2022, 55ma Giornata mondiale della Pace.

Il papa mette in evidenza come oggi sia più che mai necessario un nuovo patto sociale dove tutti insieme possiamo sentirci coinvolti nel costruire un futuro che sia di pace e di speranza specialmente per le giovani generazioni.

Nel messaggio egli fa riferimento da una parte a una cosiddetta architettura della pace affidata alle istituzioni civili e sociali di ogni livello, e dall’altra a un artigianato della pace affidato a ciascuno di noi personalmente.

In questo ambito di “artigianato”, che ha il suo laboratorio nel cuore di ognuno, si possono tessere tutte le relazioni personali che coinvolgono la famiglia, la società, l’ambiente, i popoli e gli stati.

Nel pensiero di Papa Francesco in questa prospettiva sono tre le vie da privilegiare per costruire una pace stabile e duratura: il dialogo tra le generazioni, l’educazione come fattore di libertà, di responsabilità e di sviluppo, e infine il lavoro che è condizione indispensabile per la piena realizzazione  di ogni essere umano.

Analizzando le tre dimensioni di questa particolare forma di artigianato della pace, il messaggio pone in evidenza la strategia per superare due tentazioni sempre in agguato: la prima tentazione è l’indifferenza egoista di chi, di fronte ai drammi del nostro tempo, preferisce voltarsi dall’altra parte e la seconda è quella di chi invece, rifiutando i mali e le contraddizioni del mondo, protesta in forma aggressiva e usa la violenza

Tale superamento è reso possibile solo se si fa prevalere un fiducioso dialogo tra le diverse generazioni: quella dei giovani che sono portatori di sogni e di profezie e quella degli anziani che sono i custodi della memoria e costituiscono le radici di ogni saggezza.

A tale proposito, ci ricorda Papa Francesco, in questo tempo segnato da un profondo disorientamento etico e da una crescente incapacità di comunicazione, solo l’educazione può fornire la grammatica del dialogo. Istruzione, formazione e cultura sono perciò condizioni essenziali per poter cercare insieme forme possibili di collaborazione intergenerazionale, nell’ascolto reciproco e nell’accoglienza delle diversità.

Solo così si potrà elaborare un nuovo modello di società e di economia dove il profitto e la competizione non siano più i criteri fondanti e prioritari del nostro vivere insieme e i più giovani, accanto agli adulti, si sentano attori e protagonisti di un cambiamento all’insegna della fiducia reciproca e della speranza.

La pace allora, come ci ripeteva il venerabile don Tonino Bello, non è soltanto un vocabolo ma è un vocabolario.

La cultura della pace richiede necessariamente, come suo presupposto, la cultura della cura, della cittadinanza attiva e responsabile, della solidarietà che fa superare le chiusure dell’Io aprendolo alla bellezza del Noi.

È doveroso farsi carico delle situazioni di miseria provocate dall’ingiustizia, prendersi cura della casa comune e del creato, favorire insomma quella ecologia integrale che promuova la dignità e la sicurezza di ogni essere umano e di ogni popolo perché tutti siamo chiamati ad abitare lo stesso pianeta e a preservarlo dalla distruzione.

In questo senso Francesco ribadisce la necessità di un patto educativo globale che coinvolga i singoli e le comunità, le scuole, le università le istituzioni religiose, i governanti, al fine di formare persone davvero mature e cittadini corresponsabili.

È scandaloso, ribadisce il papa, che per tanti milioni di bambini nel mondo manchino le risorse essenziali per l’ istruzione di base, mentre si conferma la tendenza degli stati ad aumentare sempre più le spese militari, impiegando ingenti somme per gli armamenti, alimentando di fatto guerre e conflitti senza fine.

Vanno fatte scelte innovative e coraggiose per favorire la formazione e i progetti di sviluppo da impiegare opportunamente nel mondo del lavoro, dove persone di diversa età, cultura e provenienza si scambiano esperienze, conoscenze e competenze,in vista del bene comune.

 In seguito alla pandemia le condizioni di molti lavoratori si sono ulteriormente aggravate producendo sacche di povertà, di disoccupazione e di miseria, specialmente per i lavoratori precari e stagionali, per tante donne e per gli immigrati.

È necessario in definitiva collegare il futuro che desideriamo a una diversa programmazione politica ed economica che metta a fondamento di ogni scelta il bene comune e i diritti di ogni persona, in una prospettiva di fraternità universale e di solidarietà planetaria.

Sono queste le chiavi necessarie e insostituibili per ottenere una pace stabile e duratura, che assicuri un benessere condiviso, senza esclusi e senza scartati, una pace che a tutti ridoni il gusto e il senso del vivere e del con- vivere.

Con il messaggio per il Capodanno 2022 , papa Francesco,  collegando l’ urgenza del dialogo tra le generazioni con l’educazione e con il lavoro, ha in fondo declinato  e attualizzato quello che per il  nostro grande e venerato profeta don Tonino era un sinonimo della parola Pace: la Convivialità delle differenze.

Don Salvatore Leopizzi

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