lunedì, 4 Luglio 2022
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Udienza. Il Papa: nel cuore il popolo ucraino che soffre, grazie a chi lo sostiene

Il grazie ai polacchi: “Voi per primi avete sostenuto l’Ucraina”. La catechesi sul sostegno reciproco tra le generazioni, per confrontarsi con gli enigmi della vita. L’omelia della Messa delle Ceneri

“Saluto cordialmente tutti i polacchi. Voi, per primi, avete sostenuto l’Ucraina, aprendo i vostri confini, i vostri cuori e le porte delle vostre case agli ucraini che scappano dalla guerra”. Così il Papa, nel saluto al termine dell’udienza ai pellegrini polacchi ha ribadito la sua vicinanza al popolo ucraino, nella giornata di preghiera e digiuno indetta per oggi 2 marzo, Mercoledì delle ceneri. “State offrendo generosamente a loro tutto il necessario perché possano vivere dignitosamente, nonostante la drammaticità del momento”, ha proseguito Francesco salutando da un fragoroso applauso dei fedeli presenti in Aula Paolo VI: “Vi sono profondamente grato e vi benedico di cuore”.

Poi un riferimento, a braccio, allo speaker che ha introdotto il saluto: “Questo frate francescano che fa lo speaker adesso in polacco, ma lui è ucraino. E i suoi genitori sono in questo momento nei rifugi sotto terra per difendersi dalle bombe in un posto vicino a Kiev. E lui continua a fare il suo dovere qui con noi. Accompagnando lui, accompagniamo tutto il popolo ucraino che sta soffrendo per i bombardamenti, le famiglie e i tanti anziani che stanno soffrendo. Portiamo nel cuore questo popolo! E grazie a te per il lavoro!”.

Come accade fin dall’inizio della crisi bellica, Francesco non fa riferimenti espliciti alla Russia o a Vladimir Putin. Nel pomeriggio la sua parola di nuovo si alza per implorare la pace. Avviene nel corso della liturgia delle Ceneri che si celebra nella forma delle “Stazioni romane” sull’Aventino. Come annunciato la settimana scorsa il Papa non presiede per una «acuta gonalgia» che lo perseguita. In sua vece c’è il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che pronuncia l’omelia preparata dal Pontefice per l’occasione. In essa Francesco ricorda che «preghiera, carità e digiuno» non sono medicine solo per i cristiani, ma «per tutti», perché possono «cambiare la storia». Prima di tutto perché «chi ne prova gli effetti, quasi senza accorgersene, li trasmette anche agli altri». E «soprattutto perché la preghiera, la carità e il digiuno sono le vie principali che permettono a Dio di intervenire nella vita nostra e del mondo». Sono «le armi dello Spirito» ed è con esse che, «in questa giornata di preghiera e di digiuno per l’Ucraina, imploriamo da Dio quella pace che gli uomini da soli non riescono a costruire». Infine l’accorata invocazione al Signore: «Tu che vedi nel segreto e ci ricompensi al di là di ogni nostra attesa, ascolta la preghiera di quanti confidano in Te, soprattutto dei più umili, dei più provati, di coloro che soffrono e fuggono sotto il frastuono delle armi. Rimetti nei cuori la pace, ridona ai nostri giorni la tua pace».
Il Papa invita a guardare alla vecchiaia come una risorsa e a scoprire nei ritmi lenti degli anziani la bellezza della vita nelle diverse stagioni dell’esistenza. “Perdere tempo” con i bambini e con gli anziani è un colloquio fondamentale che fortifica la famiglia umana

La catechesi del mercoledì si è concentrata sulla longevità e sull’indispensabile sostegno reciproco tra le generazioni, per decifrare le esperienze e confrontarsi con gli enigmi della vita. IL TESTO INTEGRALE

“Ogni passaggio d’epoca, nella storia umana, ci ripropone questa sensazione: è come se dovessimo riprendere da capo e con calma le nostre domande sul senso della vita, quando lo scenario della condizione umana appare affollato di esperienze nuove e di interrogativi inediti”. Così il Papa ha esordito nella catechesi odierna dedicata alla longevità, in cui dall’Aula Paolo VI ha fatto notare che “l’accumulo della memoria culturale accresce la dimestichezza necessaria ad affrontare i passaggi inediti. I tempi della trasmissione si riducono; ma i tempi dell’assimilazione chiedono sempre pazienza”. “Nel racconto biblico delle genealogie dei progenitori colpisce subito la loro enorme longevità: si parla di secoli!”, ha esordito Francesco, che si è chiesto: “Quando incomincia, qui, la vecchiaia? E che cosa significa il fatto che questi antichi padri vivono così a lungo dopo aver generato i figli? Padri e figli vivono insieme, per secoli!”.

“Questa cadenza secolare dei tempi, narrata con stile rituale, conferisce al rapporto fra longevità e genealogia un significato simbolico forte, molto forte”, la tesi del Papa: “È come se la trasmissione della vita umana, così nuova nell’universo creato, chiedesse una lenta e prolungata iniziazione. Tutto è nuovo, agli inizi della storia di una creatura che è spirito e vita, coscienza e libertà, sensibilità e responsabilità. La nuova vita – cioè la vita umana –, immersa nella tensione fra la sua origine a immagine e somiglianza di Dio e la fragilità della sua condizione mortale, rappresenta una novità tutta da scoprire. E chiede un lungo tempo di iniziazione, in cui è indispensabile il sostegno reciproco tra le generazioni, per decifrare le esperienze e confrontarsi con gli enigmi della vita. In questo lungo tempo, lentamente, viene coltivata anche la qualità spirituale dell’uomo”.

L’eccesso di velocità, che ormai ossessiona tutti i passaggi della nostra vita, rende ogni esperienza più superficiale e meno nutriente”. Ne è convinto il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, ha fatto notare che “i giovani sono vittime inconsapevoli di questa scissione fra il tempo dell’orologio, che vuole essere bruciato, e i tempi della vita, che richiedono una giusta lievitazione”. “Una vita lunga permette di sperimentare questi tempi lunghi, e i danni della fretta”, ha osservato Francesco: “La vecchiaia, certamente, impone ritmi più lenti: ma non sono solo tempi di inerzia. La misura di questi ritmi apre, infatti, per tutti, spazi di senso della vita sconosciuti all’ossessione della velocità. Perdere il contatto con i ritmi lenti della vecchiaia chiude questi spazi per tutti”. “È in questo orizzonte che ho voluto istituire la festa dei nonni, nell’ultima domenica di luglio”, ha sottolineato il Papa, secondo il quale “l’alleanza tra le due generazioni estreme della vita – i bambini e gli anziani – aiuta anche le altre due – i giovani e gli adulti – a legarsi a vicenda per rendere l’esistenza di tutti più ricca in umanità”. “Ci vuole dialogo tra le generazioni”, ha aggiunto a braccio: “se non c’è dialogo tra giovani e anziani, ogni generazione rimane isolata e non può trasmettere il messaggio”. “Un giovane che non è legato sue radici, che sono i nonni, non riceve la forza, come l’albero, dalle radici e cresce male, cresce ammalato, senza riferimenti. Per questo occorre cercare come esigenza umana il dialogo tra le generazioni”, e in primo luogo “tra nonni e nipoti, che sono i due estremi”.

“Perdere tempo” con i figli e con gli anziani

“La città moderna è tendenzialmente ostile agli anziani, e non per caso lo è anche per i bambini” ha sottolineato Francesco. “Questa società che ha questo spirito dello scarto”, ha proseguito a braccio: “scarta tanti bambini non voluti e scarta i vecchi, li scarta perché non servono”, e li porta “alla casa degli anziani, ai ricoveri”. “L’eccesso di velocità ci mette in una centrifuga che ci spazza via come coriandoli”, la tesi di Francesco: “Si perde completamente lo sguardo d’insieme. Ciascuno si aggrappa al proprio pezzetto, che galleggia sui flussi della città-mercato, per la quale i ritmi lenti sono perdite e la velocità è denaro”.

“L’eccesso di velocità polverizza la vita, non la rende più intensa”, il monito del Papa, che a braccio ha esortato a “perdere tempo”: “Tu torni a casa e vedi tuo figlio o tua figlia, e perdi tempo, ma questo colloquio è fondamentale per la società. Perdere tempo con i bambini. E quando torni a casa, e c’è il nonno o la nonna che non ragiona bene, tu perdi tempo, ma questo perdere tempo fortifica la natura umana”. “Perdere tempo con i bambini e con i vecchi, perché loro ci danno un’altra capacità di vedere la vita”, l’invito ancora a braccio di Francesco: “La pandemia, nella quale siamo ancora costretti ad abitare, ha imposto – molto dolorosamente, purtroppo – una battuta d’arresto al culto ottuso della velocità. E in questo periodo i nonni hanno fatto da argine alla disidratazione affettiva dei più piccoli”. “Immaginiamo una città in cui la convivenza delle diverse età faccia parte integrante del progetto globale del suo habitat”, il sogno del Papa: “Pensiamo al formarsi di rapporti affettuosi tra vecchiaia e giovinezza che si irradiano sullo stile complessivo delle relazioni. La sovrapposizione delle generazioni diventerebbe fonte di energia per un umanesimo realmente visibile e vivibile”.

Accrescere l’alleanza tra tutti i tempi della vita

L’alleanza visibile delle generazioni, che ne armonizza i tempi e i ritmi, ci restituisce la speranza di non abitare la vita invano. E restituisce a ciascuno l’amore per la nostra vita vulnerabile, sbarrando la strada all’ossessione della velocità, che semplicemente la consuma”. Con queste parole il Papa ha riflettuto in chiusura della catechesi pronunciata in Aula Paolo VI e dedicata alla longevità. “La parola chiave è: tu sai perdere il tempo, o sei sempre affrettato dalla velocità?”, ha proseguito a braccio: “Sai perdere il tempo con i vecchi, giocando con i tuoi figli, con i bambini?”. “I ritmi della vecchiaia sono una risorsa indispensabile per cogliere il senso della vita segnata dal tempo”, ha ribadito Francesco: “I vecchi hanno i loro ritmi, ma sono ritmi che ci aiutano. Grazie a questa mediazione, si fa più credibile la destinazione della vita all’incontro con Dio: un disegno che è nascosto nella creazione dell’essere umano “a sua immagine e somiglianza” ed è sigillato nel farsi uomo del Figlio di Dio”. “Oggi si verifica una maggiore longevità della vita umana”, l’analisi del Papa: “Questo ci offre l’opportunità di accrescere l’alleanza tra tutti i tempi della vita: dobbiamo fare più alleanza, anche con il senso della vita nella sua interezza”. “Il senso della vita non è soltanto nell’età adulta, da 25 a 60 anni. È tutto, dalla nascita alla morte, e dovresti essere capaci di interloquire con tutti, di avere rapporti affettivi con tutti, così la tua maturità sarà più ricca, più forte. Lo Spirito ci conceda l’intelligenza e la forza per questa riforma: ci vuole una riforma. La prepotenza del tempo dell’orologio dev’essere convertita alla bellezza dei ritmi della vita: questa è la riforma che dobbiamo fare nei nostri cuori, nella famiglia, nella società: convertire la prepotenza del tempo ai ritmi propri della vita”. “L’alleanza delle generazioni è indispensabile”, ha concluso il Papa: “Una società in cui i vecchi non parlano con i giovani, i giovani non parlano con i vecchi, è una società sterile, senza futuro, che non guarda all’orizzonte ma guarda se stessa, e diventa sola. Dio ci aiuti a trovare la musica adatta per questa armonizzazione delle diverse età: i piccoli, i vecchi, gli adulti tutti insieme, una bella sinfonia di dialogo”.

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