giovedì, 29 Settembre 2022
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LUIGINO BRUNI:«INVIARE ARMI A KIEV SERVE SOLO AD ALIMENTARE IL MASSACRO»

«Non è aiutando l'esercito ucraino che si ferma questa guerra data la sproporzione di forze. Putin? È un criminale di guerra. Va condannato da un tribunale internazionale»

«Un’Italia che dà le armi all’Ucraina e poi paga il gas russo è un controsenso assoluto». Come molti esponenti della comunità cristiana anche l’economista Luigino Bruni è molto critico sull’invio di armi all’Ucraina e qui spiega perché. «Oggi dare le armi è solo un modo per alimentare la resistenza ucraina. Una nobile, coraggiosa ed eroica attività che in questo momento del conflitto significa far morire le persone. Del resto questa guerra è assurda, anacronistica. Nel 2022 abbiano il dovere e il diritto di considerare la difesa armata coi missili un’eredità del passato, l’eredità di un mondo finito».

Putin non sembra affatto intenzionato a fermarsi nel suo disegno di invasione dell’Ucraina. Lo ha detto persino il presidente francese Macron, capofila delle trattative europee con il Cremlino. Come lo si ferma senza armi?

«Abbiamo altri strumenti per fare pressione sulla Russia: politica e diplomazia. Non possiamo alimentare una guerra impari, vista la sproporzione di forze. L’unico modo per fermare Putin e farlo tornare a casa sua è quello di costringerlo a un tavolo di negoziati. La guerra che uccide le persone è anacronistica e insostenibile».

Il mondo cattolico, tanto per cambiare, pare diviso: da un lato il pacifismo attivo di “resistenza e resa”, quello che fu di Bonhoeffer. Dall’altro l’irenismo senza se e senza ma del teologo Barth, che appunto esclude ogni forma di resistenza armata.

«Io credo che i riferimenti a Bonhoeffer e a San Tommaso siano fuorvianti. In questi giorni si sono citate anche le brigate partigiane cattoliche “Alfredo di Dio”. Siamo in un mondo completamente diverso. Bonhoeffer ha pagato con la vita le sue idee, non ha mandato altri a combattere e a ribellarsi per lui. È facile fare il partigiano da salotto con il sangue degli altri. Nessuno sa cosa avrebbe fatto Bonhoeffer. Io posso solo ipotizzarlo: oggi non sarebbe dalla parte dell’invio di armi. Era un non violento e un pacifista. Non dobbiamo evocare questi esempi. Non dobbiamo evocare questi parallelismi. Altrimenti facciamo come gli ebrei a Gerusalemme nel 587 a.C. che erano convinti di vincere la superpotenza babilonese evocando la vittoria contro gli Assiri di un secolo e mezzo prima; così furono distrutti e deportati, non ascoltarono il profeti Geremia che ordinava la resa a Nabucodonosor. Quasi sempre evocare il passato è solo illusione e alibi per non fare oggi la scelta giusta».

Anche la resistenza dei partigiani aveva bisogno delle armi

«La resistenza del 45 era nel tratto finale della guerra e non uno scontro tra l’esercito di una superpotenza e quello di uno Stato minore. La mia idea è che oggi bisogna fermare la strage e poi rendere la vita impossibile ai russi con una resistenza civile. Dare agli ucraini carri armati e aerei significa alimentare i morti, le stragi di civili, la distruzione, la fame, i profughi. I partigiani combattevano con la guerriglia. Oggi noi dobbiamo organizzare una resistenza ma certamente non uno scontro armato. Mandare la gente a una carneficina è irresponsabile e sbagliato».

Dunque dovremmo consegnare l’Ucraina, uno Stato sovrano, a Putin?

«Noi evitiamo un bagno di sangue se diamo l’Ucraina a Putin. L’alternativa è che la Nato entri in guerra, il che significa scatenare la Terza Guerra Mondiale. L’invasione dell’Ucraina è una guerra anacronistica. Putin non doveva fare una cosa del genere, significa condannare il suo Paese alla rovina».

Non pensa che lasciare che Putin invada l’Ucraina non eviterebbe altre carneficine? Putin potrebbe scatenare una pulizia etnica, consegnare il potere alla minoranza russa, creare un regime fantoccio autoritario, scatenare le purghe…

«In questo momento il male minore è interrompere la guerra, fermare il massacro, intensificare il negoziato, protestare nelle piazze centinaia di migliaia di manifestanti. Io credo che Putin non potrà scatenare una pulizia etnica. Quando le guerre finiscono poi si fanno i conti. Un domani si potrebbe portare Putin, fomentatore di una violenza inaudita, di fronte a un tribunale internazionale, come con Norimberga».

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