giovedì, 23 Maggio 2024
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È morto monsignor Bettazzi, costruttore di pace

Di seguito una serie di articoli in ricordo del Vescovo Luigi Bettazzi.

LA CHIESA DI BETTAZZI (dal sito chiesadituttichiesadeipoveri.it)

 

Cari amici,

Il bello di una lunga vita è che molti, in tempi e in luoghi diversi, ne godono i frutti, quando quella vita è ricca di valori civili, di ispirazioni religiose e traboccante di amore. Così è stato della vita di Luigi Bettazzi, che è stato davvero un vescovo della Chiesa di tutti, e della Chiesa dei poveri, e soprattutto dei pacifici e degli assetati di giustizia. E così egli ha seminato e lasciato ricordi straordinari in tanti e in molte occasioni per quasi 100 anni.   

C’è chi lo ricorda, giovane e anche bello, fraterno e accogliente, maestro ed amico, come Assistente ecclesiastico della FUCI, la Federazione degli universitari cattolici italiani, famosa per aver formato personalità straordinarie e preziosi protagonisti della prima Italia repubblicana, a cominciare da Moro. 

C’è chi lo ricorda come vescovo ausiliare di Bologna  in quel tempo magico che visse la Chiesa bolognese, la Chiesa del cardinale Lercaro, di don Dossetti, dell’ “Avvenire d’Italia”, del   Centro di studi religiosi di Pino Alberigo e Paolo Prodi. A quel titolo fu tra i più giovani vescovi del Vaticano II: e lì parlò per la pace, ed ebbe il coraggio di levarsi in san Pietro per chiedere ai Padri conciliari, contro ogni prudenza ecclesiastica, di procedere alla canonizzazione conciliare di papa Giovanni XXIII, e farlo santo per acclamazione, senza miracoli e senza processi canonici, perché un papa così ancora non si era mai visto, e proprio quel Concilio ne era il lascito più prezioso per la Chiesa e per il mondo.

Finito  il Concilio mons. Bettazzi fu ancora accanto a Lercaro, prima che l’arcivescovo bolognese fosse deposto per aver rivendicato la profezia della Chiesa, piuttosto che la neutralità, contro la guerra del Vietnam. 

E poi fu vescovo di Ivrea, dove fu mandato per i suoi meriti, ma anche per lasciare il posto a Bologna al cardinale Poma incaricato di normalizzare la Chiesa italiana dopo gli ardimenti del Concilio.

E chi, tra i compagni che furono con lui e con don Albino Bizzotto in quella sorta di staffetta per la pace che fu fatta nel 1992 per rompere l’assedio di Sarajevo durante la guerra jugoslava, non lo ricorda a proclamare  che era possibile la pace tra serbi e bosniaci, , musulmani e cristiani, cattolici e ortodossi?

È stato un vescovo dei poveri e dei pacifici, degli intellettuali e dei piccoli, presidente di Pax Christi e militante di base quando c’era da lottare e testimoniare per la pace: e l’ultima volta lo ricordiamo a dire, rispondendo all’appello di Michele Santoro, che non è contro l’aggressione chi alla violenza oppone un’altra violenza, e che dalla guerra di Ucraina si doveva uscire con la diplomazia e mettendosi in mezzo ai contendenti per farli riconciliare nella pace.

In questo ricordo che ci consola all’ora della sua morte, vi inviamo i più cordiali saluti.

 

Quanti mondi ha attraversato Bettazzi?

(Mosaico dei giorni)

Io ricordo di averlo accompagnato in Bosnia, Kosovo, El Salvador, Guatemala, Australia, Vietnam, paese che, come un voto emesso, visitava ogni anno. Ma penso che non ci sia stato scenario di guerra che non l’abbia visto discreto seminatore di pace, della costruzione della pace. Ma Bettazzi ha attraversato il mondo del Concilio, del dialogo, della nonviolenza, delle domande critiche, dell’incontro. Profeta della pace e della nonviolenza, don Bettazzi è tutt’altro che un protagonista del passato. È piuttosto un uomo del futuro. Si è sporto, ha anticipato, ha aperto squarci di futuro. Ed è esattamente ciò che gli ha causato non poche incomprensioni e avversità, soprattutto da parte delle sentinelle del passato rassicurante. Bettazzi amava la navigazione in mare aperto, le cime senza orizzonti obbligati, i percorsi non indicati dalle cartine geografiche. Come tutti i profeti autentici, Bettazzi è stato, è, un uomo libero. Anche se ripeteva che il profeta era don Tonino e che lui era piuttosto il patriarca, i costruttori della pace di ogni latitudine e di ogni credo, l’avranno come punto di riferimento sempre perché quell’uomo dava puntualmente voce all’anima. Non solo alla sua ma all’anima del mondo di cui aveva imparato le lingue nelle sessioni del Concilio. È figlio di quella Pentecoste. Se qualcuno dovesse lasciarsi sfuggire che da oggi il mondo è più povero, rispondetegli che il futuro è più ricco. E non abbiamo altre parole se non il grazie che si deve al cielo e alla terra.

(Avvenire)

Si è spento stamattina, aveva 99 anni il vescovo emerito di Ivrea, era l’ultimo padre conciliare ancora vivente. Presidente di Pax Christi partecipò alla marcia della pace nel 1992 a Sarajevo

Monsignor Luigi Bettazzi scomparso a 99 anni (ne avrebbe compiti 100 anni il 26 novembre) è stato un uomo disponibile e aperto al dialogo. Garbato anche quando, per esempio sull’obiezione fiscale alle spese militari, assumeva posizioni scomode, di rottura – Siciliani archivio

Tra le note caratteriali che sottolinea chi l’ha conosciuto bene, c’erano la gentilezza e un certo gusto dell’ironia, caratteristica conservata fino alla fine.


Monsignor Luigi Bettazzi è scomparso questa mattina prima dell’alba a 99 anni (ne avrebbe compiti 100 anni il 26 novembre) è stato un uomo disponibile e aperto al dialogo. Garbato anche quando, per esempio sull’obiezione fiscale alle spese militari, assumeva posizioni scomode, di rottura.

Era nato a Treviso ma si era trasferito da giovane a Bologna dove aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 4 agosto 1946. Il 10 agosto 1963 la nomina a vescovo ausiliare di Bologna cui seguì il 4 ottobre la consacrazione episcopale.

Una settimana prima però ci fu l’emozione del Concilio Vaticano II di cui prese parte, accanto al cardinale Giacomo Lercaro a tre sessioni, iniziando dalla seconda, il 29 settembre 1963. Concluse le assise conciliari, fu nominato vescovo di Ivrea, prendendo possesso della diocesi il 15 gennaio 1967. Parallelamente al servizio nella Chiesa locale cresceva l’impegno per la causa della non violenza, fino ad essere nominato nel 1968 presidente di Pax Christi, vivendo in maniera così profonda quell’incarico da ricevere il premio internazionale dell’Unesco per l’educazione alla pace. Ma al di là delle tappe ufficiali di una biografia molto ricca, restano i gesti rimasti nell’immaginario collettivo: la scuola di laicità, come amava definirla, accanto agli studenti della Fuci, la vicinanza ai lavoratori dell’Olivetti, della Lancia e del cotonificio Vallesusa, lo scambio epistolare con il segretario del Partito comunista italiano Enrico Berlinguer.


Un dialogo sul rapporto tra la fede cattolica e l’ideologia marxista ma soprattutto sul valore della laicità. Bettazzi scrisse a Berlinguer il 6 luglio 1976, avendone risposta un anno dopo: il 14 ottobre 1977. «Mi scusi – scrisse Bettazzi – questa lettera, che molti giudicheranno ingenua, e non pochi contraddittoria con la mia qualifica di vescovo. Eppure mi sembra legittimo e doveroso, per un vescovo, aprirsi al dialogo, interessandosi in qualche modo perché si realizzi la giustizia e cresca una più autentica solidarietà tra gli uomini. Il “Vangelo”, che il vescovo è chiamato ad annunciare, non costituisce un’alternativa, tanto meno una contrapposizione alla ‘liberazione’ dell’uomo, ma ne dovrebbe costituire l’ispirazione e l’anima». «Lei – rispose Berlinguer – ha sollevato problemi la cui soluzione positiva è molto importante per l’avvenire della società e dell’Italia, per una serena convivenza fra tutti i nostri concittadini, non credenti e credenti, oltre che, in particolare, per lo sviluppo di quel dialogo, per amore del quale ha pensato di rivolgersi a me, come lei dice, in quanto segretario del Partito comunista italiano».

Nel Partito comunista italiano – proseguiva Berlinguer – «esiste ed opera la volontà non solo di costruire e di far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista e non antiteista; ma di volere anche, per diretta conseguenza, uno Stato laico e democratico, anch’esso dunque non teista, non ateista, non antiteista».


Nel 1978, un’altra scelta “scomoda”. Assieme agli altri vescovi Clemente Riva e Alberto Ablondi, chiese di potersi offrire prigioniero in cambio del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse. La richiesta, tuttavia, venne respinta dalla Curia Romana e Bettazzi raccontò che, quando fece presente che si trattava di una vita umana e non di un fatto politico, ricevette in risposta la frase “È meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”.

Celebre anche per le battaglie per l’obiezione fiscale alle spese militari, sostenne l’obiezione di coscienza quando ancora si rischiava il carcere e nel 1992 partecipò alla marcia pacifista organizzata a Sarajevo da “Beati costruttori di pace e Pax Christi” insieme a monsignor Antonio Bello nel mezzo della guerra civile in Bosnia ed Erzegovina.

Sette anni dopo, la rinuncia alla guida della diocesi di Ivrea per raggiunti limiti di età, un passo che però non ne segnò la pensione come comunemente la si potrebbe intendere. Anzi nel 2007 si dichiarò favorevole ai Dico, disegno di legge presentato dal governo Prodi sui “diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”, comprese le coppie omosessuali.

Gli ultimi anni sono stati ancora all’insegna dell’educazione alla nonviolenza (ha partecipato a tutte le Marce della pace organizzate il 31 dicembre) e della riflessione sul Concilio Vaticano II.


Fino alla morte sopravvenuta ad Albano d’Ivrea dove viveva da molti anni. A precedere il lutto l’invito dell’attuale vescovo della diocesi eporediese monsignor Edoardo Cerato. Poche righe, semplici ma di grande partecipazione: «Accompagniamo monsignor Bettazzi che si sta avviando lucidamente al tramonto terreno. La nostra preghiera lo sostenga».

Morto il “vescovo rosso”, se ne va a 99 anni monsignor Bettazzi figura di riferimento di una Chiesa «povera per i poveri»

(Il Messaggero)

Era conosciuto come il “vescovo rosso” per le sue forti prese di posizione a difesa dei lavoratori sfruttati, dei poveri e del proletariato in generale, terminologia questa forse un po’ desueta ma che monsignor Luigi Bettazzi ogni tanto ancora tirava fuori. E’ morto stanotte all’età di 99 anni, l’ultimo vescovo italiano – amato ed autorevole – che prese parte ai lavori del Concilio Vaticano II e che negli anni Settanta fu protagonista di un inedito coraggioso carteggio con l’allora segretario del Pci, Berlinguer per far decollare un dialogo che potesse oltrepassare ogni confine politico e ideologico, pur di realizzare le tanto auspicate riforme nel solco della Dottrina Sociale della Chiesa. Papa Francesco lo conosceva e lo apprezzava.

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