giovedì, 23 Maggio 2024
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Grazie, Renato

La compagnia dell’”Osservatore di Strada” è in lutto. Sabato 27 aprile, nell’hospice della Fondazione Opera Santi Medici di Bitonto dove era ricoverato da alcune settimane, è morto all’età di 70 anni Renato Brucoli, collaboratore e amico prezioso del nostro mensile.

Scrittore, giornalista ed editore, Renato Brucoli è stato tra i più stretti collaboratori di don Tonino Bello che lo aveva chiamato a dirigere il settimanale della diocesi di Molfetta “Luce e Vita” e a gestire il settore emergenze della Caritas diocesana, in coincidenza con la grande migrazione degli albanesi avvenuta nei primi anni Novanta.

Instancabile animatore della comunità ecclesiale diocesana, di recente aveva promosso anche la diffusione del nostro giornale presso il santuario dei Santi Medici Cosma e Damiano a Bitonto, affidandola ad alcuni ospiti della struttura di accoglienza.

I funerali di Renato Brucoli sono stati presieduti lunedì 29 dal Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, mons. Domenico Cornacchia, nella concattedrale di Terlizzi.

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E’ stato breve, troppo breve, il pezzo di strada che abbiamo percorso insieme, ma è stato un bel cammino: Grazie Renato!

La compagnia dell’Osservatore di Strada

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Mi mancherà il sorriso di Renato. Mi mancherà la sua voce, calma e rassicurante. Mi mancheranno la sua signorilità e il suo entusiasmo, ma mi resterà sempre la gratitudine per il dono di aver potuto incrociare il mio cammino con il suo e di scoprire che eravamo sulla stessa strada.

“L’Osservatore di Strada” ci ha fatti conoscere e ci ha resi amici. Ricordo la prima mail che Renato mi scrisse poco più di un anno fa. “Ho letto il numero dedicato al futuro. Mi piace molto, nello spirito e nella sostanza”, scriveva dichiarandosi pronto “a collaborare gratuitamente dal Sud Italia”. In quella stessa mail, raccontava anche un po’ di sé: il suo servizio ecclesiale, il suo legame con don Tonino Bello, la sua vita professionale, riassumendo in pochissime righe un curriculum che ho poi scoperto essere quello di un cristiano e di un intellettuale straordinariamente prolifico. D’altra parte l’umiltà e la discrezione erano la sua cifra distintiva.

Di quel messaggio mi colpì in particolare il passaggio in cui si dichiarava “un fautore del giornalismo di prossimità”. Così era Renato, un uomo capace di una straordinaria empatia, che sapeva andare incontro all’altro con curiosità e rispetto, mostrando la bellezza che c’è in ogni volto, anche in quello più provato dalla vita. Glielo aveva insegnato don Tonino Bello quando – così come aveva raccontato nel suo libro “Volti” (2016) – lo portò con la sua cinquecento in mezzo a un campo di ulivi della campagna di Terlizzi. Lì si era accampata una famiglia sfrattata, portando con sé tutte la mobilia, anche un quadro a soggetto religioso che era stato appeso al tronco nodoso di una pianta. Renato voleva raccontare la crisi abitativa che in quel periodo aveva colpito le città della diocesi. E don Tonino gli mostrò come fare: lasciando da parte statistiche e analisi intellettuali, per andare incontro alle persone, per conoscere e condividere le loro sofferenze.

Anche sulle pagine dell’”Osservatore di Strada”, Renato ha dimostrato che “non si può fare informazione ecclesiale e tantomeno sociale senza aver incontrato e accolto le povertà nella propria vita e stazionato con loro”. Lo ha fatto raccontando storie degli “scartati” della sua terra, ma anche promuovendo la diffusione del giornale. Ogni mese, si faceva carico delle spese di spedizione affinché una settantina di copie fossero distribuite la domenica – come a piazza San Pietro – anche davanti al Santuario dei Santi Cosma e Damiano di Bitonto.

Qualche settimana prima che la malattia prendesse il sopravvento, Renato mi aveva inviato un messaggio nel quale, dopo aver espresso la sua gioia per aver potuto incontrare Papa Francesco insieme a tanti altri amici della compagnia dell’”Osservatore di Strada”, aggiungeva: “Credo che il giornale di strada del Vaticano dovrà occuparsi delle giovani generazioni e particolarmente dei bambini, nel 2024, vale a dire dei più vulnerabili nel conteso sociale odierno…”.

Il suggerimento di Renato lo abbiamo fatto nostro. Il prossimo numero sarà infatti dedicato proprio ai bambini, soprattutto a quelli che hanno perduto il sorriso, come ricorda continuamente Papa Francesco.

Caro Renato, questo numero lo dedichiamo a te!

Piero

Mi mancheranno le parole di Renato, sempre grate e cariche di entusiasmo. Mi mancherà il suo stupore ogni volta che qualcuno si complimentava perché avevo parlato bene di lui, ma non avrei potuto non usare parole cariche di senso parlando della sua persona: «grazie Rossana sono io a renderti lode – scriveva –… Sono felice di essere anch’io, come ti definisci tu, un osservatore di strada».

Non poteva esserci migliore correttore di bozze per i testi dedicati a don Tonino Bello e rispondeva con dolcezza alla mia gratitudine: «Figurati Rossana, per don Tonino e per te, questo e altro». Ricordo che un giorno gli chiesi di intervenire su una lettera aperta rivolta a don Tonino, scritta con l’intento di scuotere gli animi e contestare l’apatia di coloro che potrebbero fare tanto eppure restano in disparte senza implicarsi mai, che usano parole scomode per definire i più vulnerabili. Era una grande responsabilità ipotizzare un dialogo diretto con un santo nei cieli, ma Renato, anche in quella occasione ebbe parole ispirate, paradigma della sua unicità. «Carissima Rossana, il tuo scritto è d’incomparabile bellezza e molto vero in ogni sua parola. Mi complimento per la tua lettura della figura di don Tonino, e anche per la tua scrittura. Per non fare brutta figura al compito di revisione affidatomi, ho fatto quale piccolissimo ritocco, del tutto marginale. Mi sono comportato come si comportò don Tonino, con me, quella volta che mi chiese di elaborargli uno scritto perché non aveva tempo per farlo lui, e poi, quando gli sottoposi l’elaborato, nel rivederlo aggiunse solo qualche virgola, dicendomi: “qualcosa di mio ci vuole, per caratterizzarlo”Ecco, ho aggiunto anch’io qualche virgola, di più non sono riuscito a fare, perché il tuo scritto è ispirato e di per sé molto bello. Come la tua persona. Come il tuo animo. Complimenti Rossana! Da te ho molto da imparare»

Mi mancherà la sua umiltà e i suoi incoraggiamenti per il progetto “I volti della povertà in carcere”, di cui ha amato le storie e le foto di Matteo definite di “rara bellezza, perché – scriveva sovente -lui fotografa con l’anima”.

Ricordo la nostra passeggiata a Molfetta quando, onorandoci della sua presenza, ci ha accolti e accompagnati nei luoghi vissuti da don Tonino, per poter essere piena parte di alcuni momenti di vita trascorsi lì dal vescovo della speranza e intridere di significato ciò avremmo reso all’Osservatore Romano, nel ricordo di quel 30° Dies Natalis.

E’ stato bello poter percorrere un pezzo di strada con Renato, sempre fiero che due pugliesi potessero mettere a servizio delle fragilità le proprie parole e la propria testimonianza.

Mi ha ringraziato, quando sono stata a trovarlo in hospice, nel ricordo del Convegno sull’Umanizzazione della cura che abbiamo organizzato insieme a Bitonto un anno fa – di cui lui è stato artefice e moderatore – e per cui avevo pubblicato un contributo sull’Osservatore Romano, scritto a quattro mani con la sua sempre viva collaborazione.

Mi ha chiesto di salutare tutti gli amici, gli osservatori di strada con “immenso affetto”.

A Renato, testimone e innamorato di don Tonino come me, la mia profonda gratitudine per il bene che ci ha donato.

Rossana

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