… troppo profondi i pensieri di don Tonino, troppo, per essere letti solo una volta!
Mi capita di pensare, e credo che succederà anche al lettore a fine lettura di queste pagine, che per raccontare don Tonino non bastano gli storici e nemmeno i filosofi. E neanche i teologi!
Ci vorrebbe un Pastore, un pastore che mastica la storia, la filosofia e la teologia ma che sia anche un artista, con la poesia nel sangue. Anzi un Pontefice, un costruttore di ponti. Ci vorrebbe FRANCESCO! Amante della Pace, testimone di Speranza: solo su questa scia possiamo addentrarci nei pensieri di don Tonino e perderci in queste pagine. Che poi è l’unico modo per ritrovarci.
Tratto dalla prefazione
Un altro libro di don Tonino. Mi verrebbe da dire numquam satis , mai abbastanza, non basta e forse non basterà mai! Sicuramente oggi abbiamo bisogno delle sue parole, del suo ricordo, della sua testimonianza. La sua esistenza terrena continua a contagiare: un vangelo apocrifo il suo, che rimane impresso nel cuore di chi lo ha conosciuto e che rimane fondamentale per quanti non lo hanno ancora conosciuto, specie in questo tempo, prigioniero della guerra.
Ho avuto il privilegio di incontrare don Tonino già negli anni della mia infanzia e di frequentarlo poi assiduamente sin dalla mia adolescenza quando arrivò nella mia scuola : due anni del liceo che non esito a definire fondamentali per la mia vita . Erano gli anni della formazione, si studiava per afferrare il senso della vita ed era stimolante riflettere sul pensiero dei grandi della letteratura , della storia , della filosofia Quel giovane professore, così diverso, così sorridente e amabile ci fece conoscere personalità della cultura mondiale che non comparivano nei libri di testo: Turoldo, Balducci, Bonhoeffer, Mancini. E ancora Lercaro, Bettazzi , Masina, ed altri : ci aprì la mente al sogno, ci educava al bello della vita attraverso la scoperta di valori che non conoscevamo come la nonviolenza , la pace, l’amore per il creato. In quegli anni fatati, che la vita spesso in gioventù dona, incontrammo un padre , non un padrone, e con lui e grazie a lui fummo tra i più fortunati e i più ricchi allievi della nostra terra.
E il suo ricordo insieme ai suoi insegnamenti non appartengono al passato ma sono sempre attuali. In un momento storico come il nostro dai più stigmatizzato come cambiamento d’epoca , chi , alla fine del secolo scorso ha incontrato don Tonino , può e deve testimoniare quanto l’amato pastore abbia anticipato i nostri tempi: gesti e parole, pensieri e azioni andavano verso una direzione nuova portando il vento della novità. Il suo passo lungo, spesso, creava il vuoto intorno a sé , ma lui con la gioia evangelica andava avanti e ci esortava ad “ allenarci al cambio” perché, ci ricordava, è fondamentale custodire l’antico senza chiudersi all’inedito : “ levate il capo per intuire i tempi che arrivano”. Per questo studiare le sue opere , i suoi scritti , approfondire la sua testimonianza, le sue radici, il suo pensiero, comporta non solo lo studio della filosofia tradizionale o della patristica o di quel bagaglio culturale e teologico contenuto nei “ sacri “ testi. Non basta! Senza la conoscenza degli autorevoli maestri e testimoni che prima citavo e per i quali non ringrazierò mai abbastanza don Tonino per avermeli fatti conoscere e alcuni anche incontrare, si rischia non solo di non aver un’ idea complessiva dell’amato pastore ma anche di valutare i paradigmi della storia odierna con categorie del passato, si rischia cioè, per usare un’immagine evangelica alla quale spesso facciamo riferimento, di utilizzare vecchi otri per il vino nuovo: il cambiamento d’epoca richiede un cambiamento radicale del nostro pensiero, ci chiama a nuove “ conversioni ”, ci impone di rivedere la storia dell’umanità da nuove angolazioni.
In tal senso basta pensare a quanto Tonino Bello scrisse in occasione dei festeggiamenti dei 500 anni della “scoperta dell’America” . Sarebbe interessante rivedere cosa i nostri più importanti quotidiani nazionali e i nostri più noti giornalisti, compresi quelli che ancora oggi occupano i posti più influenti nel campo della informazione, scrivevano in quegli anni. Sul settimanale della sua diocesi il pastore della pace firmò un editoriale il cui titolo era già un programma : “ scoperta o conquista “. Poche parole per capovolgere anni di studio, culture cementate, bugie storiche con quali intere generazioni, comprese le nostre, sono cresciute. Dovette fare i conti don Tonino per quell’articolo con i tanti rappresentanti della cultura dell’epoca: intorno tanti retropensieri, conditi da tanta ignoranza , sorretti da tanta invidia, raccontati con tanta avvilente ironia. Il tempo dà ragione ai profeti!
Il 30 marzo del 2023 una nota congiunta del dicastero vaticano per la cultura e del dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha stabilito che la dottrina della scoperta non fa parte dell’insegnamento della chiesa cattolica. Secondo tale dottrina ” la scoperta di terre da parte dei coloni concedeva il diritto esclusivo di estinguere, mediante acquisto o conquista, il titolo o il possesso di quelle terre da parte delle popolazioni indigene”. L’opinione di chi ha redatto il testo è chiara : il contenuto delle bolle papali dell’epoca ( anno 1450 circa ) sarebbe stato manipolato dalle potenze coloniali europee per giustificare gli abusi compiuti verso le popolazioni indigene. Ma , allo stesso tempo, poiché tali abusi erano stati consumati “ talvolta senza l’opposizione delle autorità ecclesiastiche” i dicasteri hanno proclamato la necessità di chiedere perdono ai discendenti delle vittime per i crimini commessi. ( 1)
Chiedere perdono significa entrare in comunione con il prossimo e in sintonia con Dio. Perché “ la pace è soprattutto dono che viene dall’alto. Gesù è sceso sulla terra tormentata dalla sete. Con la sua croce, piantata sul Calvario come una trivella, ha scavato un pozzo d’acqua freschissima. Una volta risorto , ha consegnato questo pozzo agli uomini dicendo : << Vi lascio la pace , vi do la mia pace >>. Ora tocca a noi attingere l’acqua della pace per dissetare la terra “ (2). E la terra è assetata di pace, specie oggi che abbiamo imparato a convivere con le guerre, con il pericolo della fine dell’umanità. Non ci scandalizziamo più , le nuove shoah sono note a tutti ma non scalfiscono più nessuno, le abbiamo riposte in un cassetto, non vogliamo più parlarne, ma sappiamo che esistono! Abbiamo trapiantato nel nostro torace un cuore di pietra per poter costruire un mondo indegno. E ci siamo riusciti!
Nel 1985, in occasione della giornata della vita, don Tonino ci regalò una delle pagine più belle dei suoi scritti: “ Dammi , Signore , un’ala di riserva”. Chiedeva perdono, l’amato Pastore, per ogni peccato contro la vita: “ Ti chiedo perdono anzitutto per le vite uccise prima che nascessero … viaggi annullati per sempre, sogni troncati sull’ alba“: fa ricorso fin dentro le sue viscere per dare forza alla parola ! Sapeva , e lo saprà il lettore, specie a fine lettura di queste pagine, che anche le parole hanno una voce. Ascoltare quella voce, ascoltare la voce di don Tonino, vuol dire avvicinarsi ai misteri , alle gioie, ma anche alle sofferenze che hanno segnato la vita del’amato Pastore. Ogni sua parola ci racconta una storia , ci avvicina alla Storia! E allora don Tonino scrive in un momento “ di confidenza “ con il suo Signore : “ l’aborto è un oltraggio grave alla tua fantasia, è un crimine contro il tuo genio, è la decreazione più desolante” . L’aborto è antipasqua! (Ma) “ antipasqua non è solo l’aborto, è ogni accoglienza mancata. E’ ogni rifiuto. Il rifiuto della casa, del lavoro, dell’istruzione, dei diritti primari ”. Antipasqua è negare tutti questi diritti agli uomini di tutta la terra. “ Antipasqua è la guerra: ogni guerra”.
E’ interessante notare come i temi della povertà, delle guerre, dei migranti, delle violenze sulle donne e della violenza in senso generale, dell’aborto, ( rari ma presenti i riferimenti anche sulla eutanasia ) , sono centrali negli scritti del vescovo salentino e sono stati tutti ripresi di recente nel documento “ dignatas infinita “, costituendone la dorsale dello scritto. Nella conclusione di questo documento, che arriva dopo il 75% Anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’ uomo si evidenzia che “ il rispetto della dignità della persona umana al di là di ogni circostanza”. Tali diritti sono di ogni persona in quanto tale e il diritto della persona viene prima di quello della cittadinanza. Siamo dunque oggi nel nostro mondo lontanissimi da queste provocazioni che appartengono innanzitutto alla sfera della civiltà e non solo a quella della religione, siamo tanto lontani che sarebbe improponibile parlare in tutta la nostra terra di diritti , visto che , secondo alcune stime, l’1% della popolazione mondiale possiede l’82% della ricchezza monetaria esistente. E se vogliamo lasciare da parte i numeri non noti a tutti basta pensare un attimo ai migranti : qui nessuno può dire di non sapere, tutti noi abbiamo la consapevolezza che la loro condizione ci rivela la nostra distanza dai diritti umani e la nostra distanza dall’impegno per attuarli. Tutti noi sappiamo che i viaggi della disperata speranza si trasformano in occasioni di schiavitù: sequestri di esseri umani, violazioni di ogni genere, schiavitù lavorative , schiavitù sessuali, traffico di organi, violenze su bambini. Sappiamo ma ci voltiamo dall’altra parte. Sappiamo ma non parliamo. Sappiamo ma neghiamo.
Non così don Tonino. Lui aveva compreso cosa c’era dentro il fenomeno migratorio. E per scuotere le coscienze si portò in episcopio i migranti, scrisse pagine bellissime con l’inchiostro della sua vita e della sua penna, scomodò tutti noi. Aveva compreso don Tonino che i tempi volgevano al cambiamento e che il dio denaro avrebbe preso sempre più il sopravvento sulle necessità della povera gente! Gli uomini erano sempre più sensibili al tintinnio della moneta e lui intravedeva cattivi presagi. Il terzo millennio, diceva , dovrà fare i conti con alcune sfide quali la fame nel mondo , la guerra atomica, la sfida ecologica, la sfida cibernetica. Di questo ci parlava già alla fine degli anni ‘ 80 : spia di queste criticità sarebbero state le migrazioni, fenomeno tipico dei passaggi d’epoca, fenomeno da governare con giustizia e solidarietà e non da respingere o da occultare. Così fece Tonino Bello nella sua vita. Non chiuse gli occhi davanti a popoli che bussano alle porte del nostro mondo ma aprì le porte della sua casa e del suo cuore: c’era nel pastore di Molfetta una solidarietà prima del cuore poi anche della tasca. C’era un cammino costante dell’uomo verso l’assoluto, tanto da portalo fuori da sé, tanto da farlo sentire esiliato da se stesso e fratello stretto di coloro che sono stati esiliati dalle guerre e dalla fame. C’era anche una coscienza politica : ” la sindrome repressiva “ e “ l’ambiguità delle leggi” che lui denunciò non erano altro che strumenti di quella “ necropolitica “ che successivamente ha preso il sopravvento nel mondo. Ma c’ era soprattutto la coscienza del cristiano: il migrante per don Tonino era “ l’allegoria del nostro precariato, l’emblema della nostra mancanza di patria, il simbolo del nostro essere stranieri gli uni agli altri, e forse anche a noi stessi “. Tanto da chiedersi “ E se addirittura fossero sentinelle che hanno già avvistato estuari di libertà per questo nostro zingaro cuore? “
C’èra in lui una visione integrale, nessuna dicotomia. A tutto tondo amante della Vita scriveva: : “ Vivere è assaporare l’avventura della libertà “! Vivere è librarsi: con Dio , con il fratello! Il suo è un desiderio insopprimibile: ” Dammi Signore un’ala di riserva”. C’è insieme in queste parole letteratura e teologia, fede e poesia, cultura e sapienza. C’è Il Bello della vita!
Troppo belli i pensieri di don Tonino, troppo belli per essere letti solo una volta! Mi capita di pensare, e credo che succederà anche al lettore a fine lettura di queste pagine, che per raccontare don Tonino non basta uno storico e nemmeno un filosofo. E neanche un teologo! Ci vorrebbe un Pastore, un pastore che mastica la storia, la filosofia e la teologia ma che sia anche un artista, con la poesia nel sangue. Anzi un Pontefice, un costruttore di ponti. Ci vorrebbe Francesco! Amante della Pace, testimone di Speranza: solo se siamo su questa scia possiamo addentrarci nei pensieri di don Tonino e perderci in queste pagine. Che poi è l’unico modo per ritrovarci.
Grazie don Tonino!
Giancarlo Piccinni
Presidente Fondazione don Tonino Bello – Alessano –
1) Vedi: Giovanni Cavagnini, Una fede per l’impero, Politica e storia (89) , Roma 2023 ed di storia e letteratura
2) “ don Tonino Bello, Alla finestra la speranza , pag. 6, San Paolo.










