Questo il tema scelto dalla Fondazione don Tonino Bello per uno speciale appuntamento tra don Luigi Ciotti e le studentesse e gli studenti degli Istituti “G. Salvemini” di Alessano, “Don Tonino Bello” di Alessano-Tricase, “Comi” di Tricase, del Comprensivo di Alessano e dei due presidi di Libera, il Liceo “Banzi” di Lecce intitolato a Gaetano Marchitelli e il “Trinchese” di Martano intitolato ad Antonio Montinaro.
Presso il cimitero di Alessano, sulla tomba del Venerabile don Tonino Bello, simbolo di pace, giustizia e vicinanza agli ultimi, i colori delle bandiere della pace, di Libera, degli striscioni preparati dai ragazzi, intervenuti con parole profonde ed emozionanti in un dialogo stimolante don Luigi Ciotti. Il presidente di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie ha sottolineato l’importanza del Noi, della Corresponsabilità e delle scelte consapevoli guardando al futuro con coscienza critica e trasformando la memoria in scelta concreta e quotidiana. Questo è il tempo di avere tutti più coraggio, il coraggio di essere il cambiamento che vogliamo. Bisogna avere il coraggio dell’umiltà, dei propri errori, dei propri limiti. Il coraggio di non cedere alla rassegnazione ma nemmeno di indugiare nell’indignazione. Il coraggio di sapere che la vera terra promessa su questa Terra è l’impegno per costruirla. Dobbiamo evitare di nasconderci dietro a parole ormai svuotate di significato come la “legalità” che è necessaria ma è solo uno strumento: l’obiettivo resta la giustizia, sociale e ambientale.
Ma prima della legalità c’è la responsabilità:
abbiamo bisogno di verità, giustizia, amore, relazione, abbiamo bisogno di rifuggire dalla delega, dall’indifferenza e aprirci all’umanità e al rispetto.
Infine don Luigi ha augurato ai giovani, come diceva don Tonino Bello di essere malati di pace
e di non guarirne mai da questa malattia e ha consegnato loro parole fondamentali come Verità e Giustizia, senza le quali non potrà mai esserci Libertà.
Prof.ssa Serena Lezzi
Caro Don Luigi,
alla fine di questa celebrazione dedicata ad Antonio, certa di interpretare il sentimento profondo di tutta la comunità, sento il bisogno di dirti grazie.
Grazie per la tua presenza fedele tra noi, per il bene che continui a seminare e per quella forza silenziosa che riesci a trasmettere anche solo con il tuo esserci.
Il tuo ritorno a Calimera non è mai un gesto formale, né una semplice ricorrenza: è un appuntamento che viene dal cuore, atteso con emozione, gratitudine e affetto sincero.
La tua presenza ci ricorda che la memoria non appartiene soltanto al passato: è vita che continua, responsabilità, impegno quotidiano e speranza per chi viene dopo di noi.
Quest’anno hai compiuto 80 anni, e questo traguardo racconta una vita interamente donata agli ultimi, nel segno della giustizia, della memoria e della dignità umana.
Con emozione ripenso all’incontro con nostra madre, Carmela, e a quel percorso di vicinanza e ascolto che ha contribuito a trasformare il mio dolore in coscienza, forza e impegno.
Dal dolore profondo di una madre nacque una consapevolezza importante: i ragazzi uccisi insieme al dott. Falcone non potevano essere ricordati soltanto come “la scorta”.
Dietro quella parola c’erano vite vere, volti, famiglie, sogni e futuro.
C’erano Antonio, Vito, Rocco: uomini che avevano scelto di servire lo Stato con coraggio e assoluta dedizione.
Nostra madre temeva che potessero scomparire dentro una definizione fredda, quasi senza volto.
Per questo il suo dolore diventò una richiesta semplice e immensa: chiamarli per nome.
Restituire loro verità e dignità, perché nessuno fosse ricordato soltanto come “la scorta”, ma come una persona con la propria storia, la propria famiglia, i propri affetti.
Credo che da quell’ascolto attento e rispettoso sia nato qualcosa che oggi appartiene a tutti noi.
Il 21 marzo ci insegna proprio questo: nessuna vittima innocente può essere cancellata nell’anonimato, perché ogni nome continua a parlare e a chiedere giustizia e memoria.
Don Luigi, ogni tua presenza a Calimera rende tutto questo vivo e concreto.
Le tue parole, il tuo ascolto e la tua vicinanza ci donano forza e coraggio, aiutandoci a non arrenderci mai all’indifferenza.
E oggi questa emozione è ancora più intensa nel vederti celebrare con la casula che la Fondazione Don Tonino Bello ti ha donato: un segno che richiama i martiri, testimoni di giustizia e di pace.
In questo gesto riconosciamo il senso più profondo della memoria: non fermarsi al dolore, ma trasformarlo ogni giorno in responsabilità e speranza.
Per questo la tua presenza qui non è mai soltanto una visita: è un abbraccio che accompagna il nostro impegno quotidiano.
Grazie di cuore, da parte di tutti noi.
Matilde Montinaro



























































