lunedì, 30 Novembre 2020
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Lettera del 10 maggio 2019 della Fondazione al Cardinal Bassetti

Eminenza Reverendissima,

 La saluto a nome della fondazione don Tonino Bello in qualità di Presidente della stessa,   fondazione impegnata dal  1993 su tutto il territorio nazionale per ricordare gli insegnamenti e la testimonianza  dell’amato pastore.

Il 20 aprile è per noi un giorno particolare. Lo è da 26 anni e , ancor di più, lo è da un anno a questa parte: siamo qui a celebrare  oggi due anniversari dopo aver rispettato il silenzio religioso  il 20 u.s., giorno di sabato santo.

 Quanto ha scritto Tonino Bello: un’ alluvione di parole! Ma  la sua parola proveniva dal silenzio e solo nel silenzio poteva maturare.

Per interpretare le parole di Gesù, dice Benedetto XVI,  è necessaria una competenza storica  che ci insegni a capire il tempo e il linguaggio dei tempi di Gesù.  Ma non basta! Si possono leggere  anche i commenti alla sacra scrittura: non basta!  “ alla fine si ha la sensazione che a quel sovrappiù  di parole manchi qualcosa di essenziale:  e l’essenziale  è l’entrare nel silenzio di Gesù dal quale nasce la sua Parola “. Se non riusciremo ad entrare in questo silenzio non coglieremo l’essenziale! Amava il silenzio don Tonino.

Pastore senza retorica,  non c’è stato in Lui nulla di declamatorio, ma tutto è stato preghiera e così ha pregato: “ vogliamo farci accompagnare da Maria  lungo i tornanti della nostra povera vita, in un digiuno che sia, soprattutto, di parole “.  Oggi sappiamo che una delle cause principali della volgarità è l’incuria delle parole, perché parlare scorrettamente , oltre ad essere una cosa brutta in sé, “ fa male anche all’anima “. E a Maria  don Tonino ancora diceva: “ Prega per noi peccatori, perennemente esposti all’intossicazione delle parole. Proteggi le nostre labbra da gonfiori inutili. Fa’ che le nostre voci , ridotte all’essenziale, partano sempre dai recinti del mistero e rechino il profumo del silenzio”.

Pastore missionario, ha esortato la chiesa ad uscire dagli accampamenti, nel suo cuore ha coltivato una grande passione per l’uomo, additando le geografie delle sofferenze. Ai suoi sacerdoti ha chiesto di essere testimoni della gioia e ha pregato perché sulle loro labbra ci fossero solo parole di pace ma anche perché il clamore dei poveri potesse a loro togliere la quiete.

Pastore feriale,  ci ha fatto comprendere  che  “ il capitolopiù fecondo della teologia non è quello che si trova all’interno della bibbia o della patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell’arte; è la vita quotidiana il cantiere dove si  costruisce la storia della salvezza “.

Pastore innamorato  , ha coniugato il verbo amare in tutte le forme. Ma soprattutto ci ha detto che “ amare è voce del verbo morire!  E’ l’amore la voce sotterranea di quelle lame improvvise di felicità che , in alcuni momenti della vita, ti trapassano lo spirito, ti riconciliano con le cose e ti danno la gioia di esistere. Vaporano dal sottosuolo delle memorie aneliti religiosi di pace, che si congiungono con attese di approdi futuri e ti fanno sentire la presenza di Dio “.

Pastore obbediente, ci ha insegnato che obbedire deriva dal latino ob-audire, che significa  ascoltare stando  di fronte, in piedi . ” Perché obbedienza non è inghiottire un sopruso, ma è fare esperienza di libertà “. Come Maria, donna obbediente, icona della resistenza passiva e della disobbedienza civile. Così pregava rivolgendosi a Lei: “ Santa Maria, donna obbediente, donaci la fierezza dell‘obiezione, ogni volta che la coscienza ci suggerisce che  “ si deve obbedire a Dio piuttosto che agli uomini “.  Come Gesù che per questo fu crocefisso: perché si ribellò alle leggi inique del suo tempo. Sono inique le leggi di ogni tempo quando non hanno a cuore  la libertà, la pace, la fraternità di tutti gli uomini.  Per questo una legge è giusta  solo quando non conosce confini!

Pastore della Pace e del suo sud, nell’aprile del ‘ 92 scriveva  che “ in questo meridione d’Italia si vive ancora l’età degli schiavi “. Tuttavia il pastore già coglieva i segni della speranza e intravedeva lo spuntare delle prime spighe tra l’erba selvaggia: “mi sembra di cogliere i segni del cambio  nella società civile, nel volontariato, nella chiesa “ .

Non si illudeva don Tonino. Era consapevole delle difficoltà: “ Sarà una battaglia difficile … non si tratta di una lotta di breve durata, Ma il sud sente già scorrere nelle sue vene la linfa rigeneratrice della profezia. Soprattutto nella Chiesa si notano i segni della primavera, E’ una chiesa che, pentita dai troppi prudenti silenzi, passa il guado. Si schiera. Si colloca dall’altra parte del potere. Rischia la pelle. E forse non è lontano il tempo che sperimenterà il martirio.

Con questo augurio, in odore di santità, da noi si congedava. E noi oggi rendiamo lode a Dio per aver incontrato questo Pastore  buono, icona del Buon Pastore.

Giancarlo Piccinni

Alessano , 10 maggio  2019

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